La grotta dove ho paura di entrare…

Oggi è stata per me una giornata di riflessioni. Varie. Forse per questo tempo uggioso e scirocco che sembra spingere all’interno quello che normalmente cerco di proiettare fuori; forse perché nelle ultime due settimane abbiamo assistito tutti a delle imponderabili e incontenibili tragedie: il tragico incidente di Marco Simoncelli e varie zone devastate dalla pioggia con le relative vittime. E allora mi sono fatta domande, ho ridimensionato molte cose e non è la prima volta che mi succede, ovviamente. Mi succede sempre così. Quando mi trovo davanti scenari che mi superano, per grandezza, per importanza, perché sono totalmente fuori dal controllo umano…mi faccio domande e mi guardo dentro. Entro in quella grotta dove ho paura di entrare e dove so, parafrasando Joseph Campbell, che sono nascoste tante risposte, il tesoro che cerco. E qual’è questa grotta? Guardo la mia vita, le battaglie e le sfide vinte, i miei figli, gli errori e le sconfitte, le persone che ho perso per strada e quelle che ho scelto di lasciar andare, quelle che ho incontrato, i miei maestri…i miei amici, e riconosco di aver fatto davvero tanta strada. Riconosco anche che c’è una grotta, quel buco nero che ancora oggi mi mette alla prova ed ha ancora il potere, quando glielo permetto, di cambiare l’andamento della mia giornata, del mio stato d’animo. Mi chiedo spesso se, nella psicologia dei 6 bisogni di Anthony Robbins, ha a che fare di più con la Connessione/Amore o con la Significance, l’importanza. Mi rispondo quasi sempre che abbraccia un po’ entrambe perché il significato che io gli dò è l’importanza di sentirsi importanti o, meglio, riconosciuti, dalle persone con cui ti senti e/o vorresti sentirti particolarmente connesso. E allora ha a che fare comunque con il sentirsi riconosciuti.

L’esperienza personale in vari campi della vita, come madre, come donna, come coach, come presidente di un’Associazione di pazienti trapiantati, come professionista e consulente nel mondo della comunicazione, come discente e come docente mi ha insegnato che si può essere anche amministratori delegati del mondo, o stare per diversi motivi tutti i giorni sulle pagine dei giornali, godere della stima dell’intero pianeta e NON sentirsi riconosciuti. Su questo mi viene in mente una frase di Albert Camus che uso quando parlo di sponsorship: “Fino a che un uomo non è stato visto e benedetto da un altro, egli non esiste ancora pienamente”. Negli anni ci sono stati diversi momenti in cui ho avuto al mio fianco persone che hanno svolto questo ruolo, vedendo in me attitudini, potenzialità e talenti che io stessa non vedevo, credendo in me più di quanto io non fossi in grado di fare. Oggi ho l’onore di poter restituire, almeno in parte, quello che ho ricevuto, testimone oculare del fatto che non c’è nulla di più motivante, che sentirsi visti e riconosciuti. Diventa persino irrilevante la possibilità di sbagliare perché anche l’errore, se c’è qualcuno che fa il tifo per te e crede in te a prescindere, diventa parte integrante del gioco, della fase di apprendimento.

Qualcuno che conosce e lavora con la PNL (Programmazione NeuroLinguistica) potrebbe obiettarmi che questo significa abdicare agli altri, avere un indice referenziale esterno…io mi permetto di dire che questo è semplicemente essere umani, a prescindere dall’indice referenziale esterno o interno che sia. Corrisponde ai bisogni naturali dell’esistenza umana. Secondo me, ovviamente, che non sono esattamente il prototipo del genere umano.

E allora qual’è quella corda che ancora quando la pizzico fa male? Qual’è quell’ombra che voglio ancora nascondere a me e agli altri? Da chi non mi sono sentita riconosciuta e per il principio della pervasività ho trasferito tutto questo a 360°? Come ho letto e condiviso in un articolo sul blog di Sebastiano Zanolli, non mi sono piaciute tante cose dei miei genitori che hanno inciso prepotentemente su quelle che molto tempo dopo hanno preso il nome di ferite emotive e sulle mie scelte di vita; non mi è piaciuta la distanza emotiva, l’assenza, il senso di abbandono…e mi sono accorta molto tardi, troppo forse, o solo quando sono stata in grado di farlo, che avevano fatto il meglio che potevano, rispetto agli strumenti e alle conoscenze che avevano. Rispetto al loro imprinting. Così come io, oggi, guardo gli errori commessi come madre e non li giustifico, ma mi dico che ho dato il meglio di me rispetto al mio imprinting e agli strumenti di cui disponevo, correggendo il tiro strada facendo, man mano che accettavo di sbagliare e di imparare dai miei errori. Come potevo. Al meglio che potevo. E come posso. Al meglio che posso nel qui e ora.

Il programma dei Dodici Passi (citato nel libro Donne che amano troppo di Robin Norwood, psicoterapeuta americana) prevede vari motti. Uno di questi è: Comincio da me. Oggi il mio Viaggio dell’Eroe, il varcare la soglia della grotta dove ho paura di entrare, consiste proprio in questo. Ho avuto e ho tuttora sponsor, mentori, persone che mi vogliono bene davvero e sto sperimentando la sponsorship verso persone straordinarie nelle quali io vedo la quercia che già è in loro e devono solo crederci e permettere a se stessi di diventarlo, diventare ciò che sono e vogliono veramente essere. E la mia soglia oggi è Credere per vedere, come mi ha insegnato Wayne Dyer nei suoi libri. Essere sponsor di me stessa più di quanto io non lo sia mai stata. Questa è la soglia che devo varcare, la sfida  per quel pezzo di consapevolezza in più che mi permetterà di andare oltre. Di salire di livello come direbbe il mio caro e amato Gabbiano Jonathan.

Grazie!

Emanuela

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Informazioni su emanuelamazza

Emanuela Mazza, mamma di 4 figli. NLP Trainer certificata dalla NLP University Santa Cruz da Robert Dilts e NLP Coach certificato dalla Society of NLP si è formata con il co-fondatore della PNL: Richard Bandler, e con formatori di fama internazionale tra cui: John La Valle, Anthony Robbins, Owen Fitzpatrick, Philip Holt, Robert Dilts e Judith De Lozier. Autrice del libro autobiografico Quando ti svegli. Storia di un trapianto di fegato (Armando Editore). Ha un’esperienza pluriennale in diversi settori della comunicazione: radio, carta stampata, pubblicità , produzione di audiovisivi , dove si è occupata di gestione e coordinamento di progetti di comunicazione a 360 gradi in Agenzie di Pubblicità Internazionali, in RAI, Publitalia e Mediaset. Presidente dell’Associazione Amici del Trapianto di Fegato. Ha ricoperto un ruolo direttivo e organizzativo nello startup della FIRE Fondazione Italiana per la Ricerca in Epatologia è responsabile del Centro Studi sulla Comunicazione Medico-Paziente di Extraordinary. È docente in corsi per medici sulla comunicazione efficace all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e Chirurgia, al Centro Nazionale Trapianti e in corsi di formazione per insegnanti con l’Assessorato alle Politiche Educative del Comune di Roma. Coach agli Stage del Tour Music Fest presso il C.E.T. Centro Europeo Toscolano di Mogol.
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Una risposta a La grotta dove ho paura di entrare…

  1. elisabetta bastianon ha detto:

    “essere sponsor di me stessa”, difficilissimo..tutto si sponsorizza perchè tutto vicino a se stessi è più bello e interessante ma noi no, noi (rectius io) non siamo mai abbastanza innamorati di noi stessi per sponsorizzarci…purtroppo…

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