Lezioni importanti che tornano.

In queste ultime settimane ho avuto l’occasione di girare un bel po’ per motivi di studio, di lavoro e di piacere. Ho incontrato quindi colleghi di corsi, clienti di coaching, insegnanti e amici, oltre, come sempre, al contatto più o meno frequente con i miei figli.

In molte di queste circostanze sono tornati alcuni elementi importanti ai quali già in passato ho dovuto prestare attenzione in determinati momenti della mia vita per fare delle scelte. Gli elementi sono due e rappresentano le due lezioni importanti che a cicli continuano a tornare ogni volta che evidentemente devo imparare qualcosa di nuovo per progredire: una è relativa alla mia vulnerabilità, al riconoscerla, accettarla e al coraggio di essere e mostrarmi vulnerabile, l’altra al concedermi il tempo necessario di fronte a cambiamenti importanti.

Ma voglio procedere con ordine! Molte persone credono che combattenti ed energetici si nasce; la verità è che ci si può diventare e, soprattutto, si può imparare a esserlo. 

Io so quali e quanti progressi ho fatto per essere come sono oa ma non è stato sempre così. Non più lontano di 10 anni fa la mia vita era molto diversa da come è ora. Io ero diversa. Persino guardando alcune foto di allora sembro un’altra persona! Certo, avevo già i miei quattro figli, ero ancora sposata e vivevo secondo una formuletta che mi ero un giorno appiccicata addosso e dalla quale pensavo che non mi sarei mai staccata. La formuletta non era cattiva né priva di sani valori, anzi… ma era immobile; non prevedeva personalizzazioni di sorta, non prevedeva flessibilità. Era un binario e la regola era: o stai sul binario o stai fuori. Punto. Poco importa che si trattasse di un contesto religioso; avrebbe potuto trattarsi di un partito politico, o di un club privato! La cosa importante e determinante per me è stata che la formuletta non corrispondeva alla vita reale e, soprattutto, non corrispondeva a quello che io ero o, magari, che ero diventata. Perché la buona notizia che nel frattempo ho fatto mia è che siamo esseri straordinari che possono permettersi di evolvere e…cambiare!

Oggi sono consapevole di quanto le emozioni, tutte, sia positive che negative, influenzano in maniera incredibile lo stato di salute. Così, il “caso”, un “Dio”, un “Potere Superiore” o quello che volete voi ha voluto che a furia di mandare giù e sopprimere le mie emozioni, la mia me che tentava di uscir fuori ogni tanto, un giorno mi sono ammalata: epatite fulminante da farmaco e un trapianto di fegato. Tralascio i dettagli del mio percorso clinico che ho raccontato nel libro Quando ti svegli. Storia di un trapianto di fegato, ma la prima conseguenza delle varie fasi della mia malattia è stata quella che molti terapeuti chiamano risveglio. Si, io mi sono risvegliata non solo fisicamente da un coma, ma da un torpore emotivo  che mi stava uccidendo a poco a poco da molto prima. Del resto Jung diceva “chi guarda fuori sogna, chi si guarda dentro si risveglia”.

Per la prima volta ho iniziato a guardarmi dentro e a entrare in quella grotta, in quella palude che mi terrorizzava e che avevo nascosto prima agli altri, poi, strato su strato, anche a me stessa. Ci sono entrata nella palude. Come direbbe Claudio, una delle persone che ho incontrato 5 anni dopo e che ha avuto un ruolo determinante nel mio percorso, mi sono sporcata le mani. Ho visto e sono entrata in contatto con le cose che non solo non volevo vedere ma che rifiutavo con tutta me stessa per essere….come gli altri volevano che fossi. Ma quando varchi la soglia, nel mio caso, quando guardi con nuova consapevolezza la realtà per quella che è, magari ti spaventa, magari vuoi e puoi rifiutarla, magari vuoi e puoi scappare…ma non riesci più a guardarla come prima. Non riesci più a tornare indietro. Così ho deciso di andare avanti.

E da allora a oggi ho seguito questa direzione, togliendo progressivamente la corazza fatta delle maschere che avevo stratificato: quelle del “va bene così”, “ormai è troppo tardi per chiedermi cosa voglio”, “evidentemente mi merito questo” e, cosa più assurda “questa è la volontà di Dio”. Ma quale Dio potrebbe volere tanto dolore? Lì Lui non c’entrava per niente; io avevo deliberatamente fatto delle scelte e stavo vivendo le conseguenze delle mie scelte. Punto.

Mi sono innamorata del Coaching, e ho deciso di diventare Coach perché non c’è mai la ricetta da dare a un cliente. C’è solo da accompagnarlo in un viaggio, il suo, dove è lui a stabilire la meta, lui ha trovare in sé le risorse, a definire il suo gioco di risultati e le regole del gioco.

Quelli erano i postulati della formuletta, della ricetta di felicità che davo per acquisita da lì all’eternità, non vedendo alcun tipo di possibile flusso, qualche barlume di movimento. La mia malattia è stata uno shock da tutti i punti di vista. È vero. È  vero anche che è stato lo shock per cui io sono riuscita a guardare il quadro da un’altra prospettiva e sulla base di un vocabolo che solo allora compariva nella mia vita: flessibilità. Prima di tutto con me stessa, volendo andare a scoprire chi ero e smettere di vivere secondo regole non mie, secondo una ricetta che magari poteva funzionare per altri, ma che non funzionava più per me. Stava accadendo quella che nel mio libro ho definito essere la mia rivoluzione copernicana: stavo scegliendo l’essere al posto del dover essere.

Poi ho fatto entrare altri vocaboli: tra questi vulnerabilità, paura, vergogna….ho cominciato a conoscere le varie sfaccettature della mia fragilità, di cosa avevo paura per scoprire che è la paura o il bisogno da soddisfare principale, riconosciuto o non, dei 7 miliardi di esseri umani presenti sul pianeta terra: sentirsi amati, essere visti nel senso che dava Albert Camus quando scriveva: “Fino a che un uomo non è stato visto e benedetto da un altro, egli non esiste ancora pienamente”.

Io, finalmente persona tra le persone, non più e non meno di altre, potevo riconoscere e chiamare per nome un bisogno, una paura…essere e avere il coraggio di mostrarmi vulnerabile, che significava per me non avere sempre la ricetta in tasca per tutto, per la mia vita e per quella degli altri, non dover tenere tutto sotto controllo. Potevo permettermi di scegliere, sbagliare, cambiare idea, cambiare strada e procedere per gradini, in un flusso che ancora oggi evolve, ad una condizione: che io sia disposta a imparare e che l’Emanuela protagonista del film accetti di essere fatta di luci e ombre, quelle vulnerabilità che oggi riconosco essere davvero quello che mi rende unica.

E allora? È tutto bello, tutto figo? Tutto semplice? Anche no! Ho detto che non sono nata combattente e che si può imparare, che sto imparando. E aggiungo che la GUERRA ancora non è finita…ho vinto delle battaglie importanti. Questo sì. Ma a volte quando non hai imparato ancora abbastanza le lezioni tornano…sotto altre spoglie…con altri maestri.

Negli ultimi due mesi ho dovuto lavorare con me stessa, risporcarmi le mani, attraversare ancora una volta la palude con le consapevolezze di prima per acquisirne di nuove e andare oltre: ho avuto situazioni personali difficili da gestire, che in alcuni casi hanno fatto davvero male, che mi hanno obbligato a confrontarmi con un concetto che risuonava…ancora. Quel “non sono abbastanza”, “non sono all’altezza” che quando arriva ti cambia la vita perché non ti consente di viverla.

La prima cosa che ho dovuto e voluto fare è stato RICORDARMI chi sono, meglio, la meraviglia che sono, anche con le mie vulnerabilità, anzi proprio grazie alle mie vulnerabilità. Ho lavorato con il mio coach su questo facendo emergere quali erano le mie convinzioni, solo che una volta emerse sono rimasta delusa perché non era successo nulla, io non avevo cambiato comportamenti immediatamente, non avevo raggiunto il risultato desiderato e soprattutto continuavo a sentire il malessere.

Finché ho capito e RICORDARE il secondo elemento è stato fondamentale: il TEMPO. Concedermi tempo, a me che spesso mi focalizzo sul risultato raggiunto o non raggiunto volendo fare 15 passi insieme con un unico salto! Questa ancora una volta non è vita…è fantascienza da lancio dei componenti!

Mi è servito RICORDARE i passi fatti in questi anni fin qui. Mi è servito sapere che l’etimologia di RICORDARE viene dal latino cor che significa cuore e significa RIPORTARE AL CUORE. E ricordando i passi, ricordo chi sono…cosa voglio veramente…i miei valori…la mia identità. Questo fa da faro perché mi permette di essere quella che sono, autenticamente, con coraggio. E una volta fatto questo passaggio, l’altra grande conquista è lasciare che gli altri siano se stessi, con i loro tempi e le loro vulnerabilità.

Ieri, a Milano, all’Extraordinary Day, dove sono intervenuti Claudio Belotti, Fausto Madaschi, Luigi Centenaro e Walter Klincon, ho sentito parlare di emozioni, quella parte che, appunto, per paura di scoprirci, tendiamo a congelare e che invece è quello che può fare la differenza tra vivere e sopravvivere. Nei loro interventi, davvero straordinari, le lezioni sono tornate. Per unire forse i puntini degli ultimi mesi. Tempo e Vulnerabilità.

Grazie a Claudio e a tutti loro, a Nancy, a tutta Extraordinary per essere straordinari compagni di viaggio, per la serata e per aver condiviso il video di Brene Brown, psicoterapeuta americana, che racconta il percorso, la battaglia con se stessi durante quello che può essere definito  esaurimento e/o risveglio, secondo da dove lo guardi o verso dove guardi. In quei momenti scardini l’impalcatura su cui hai costruito tutto il tuo mondo…demolisci…e ti metti in gioco per guardare il mondo in modo differente. Ti sembra di andare contro te stessa, o, meglio, la te stessa che credevi di essere.

Brene Brown durante la sua conferenza sulla vulnerabilità dice  che anche il coraggio ha la radice dal latino cor – cuore e,  di aver trovato un senso di coraggio in tutti i casi in cui trovava un modo di raccontarsi con dignità. E il significato originale di coraggio “serviva a raccontare la storia di chi sei tu con tutto il cuore…. queste persone avevano il coraggio di essere imperfetti, avevano la compassione di essere gentili prima con se stessi e poi con il mondo …connessione come conseguenza dell’autenticità , avevano la volontà di abbandonare il sé ideale per essere se stessi. …Accettavano completamente la vulnerabilità. Credevano che quello che li rendeva vulnerabili li rendeva belle persone”.

Anch’io, come Brene Brown, ho respinto la vulnerabilità per tanti anni e mi sono ammalata per questo. Al fegato. Sede, guarda caso, della “rabbia, del rancore, del risentimento e dell’amarezza”, riprendendo le parole di Fausto. Ma la vulnerabilità ha fatto pressione e ha vinto.

E tu? Cos’è per te la vulnerabilità? Quanto ancora vuoi aspettare prima di poter “perdere la battaglia con te stesso ma riavere indietro la TUA vita?

🙂 Emanuela

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Informazioni su emanuelamazza

Emanuela Mazza, mamma di 4 figli. NLP Trainer certificata dalla NLP University Santa Cruz da Robert Dilts e NLP Coach certificato dalla Society of NLP si è formata con il co-fondatore della PNL: Richard Bandler, e con formatori di fama internazionale tra cui: John La Valle, Anthony Robbins, Owen Fitzpatrick, Philip Holt, Robert Dilts e Judith De Lozier. Autrice del libro autobiografico Quando ti svegli. Storia di un trapianto di fegato (Armando Editore). Ha un’esperienza pluriennale in diversi settori della comunicazione: radio, carta stampata, pubblicità , produzione di audiovisivi , dove si è occupata di gestione e coordinamento di progetti di comunicazione a 360 gradi in Agenzie di Pubblicità Internazionali, in RAI, Publitalia e Mediaset. Presidente dell’Associazione Amici del Trapianto di Fegato. Ha ricoperto un ruolo direttivo e organizzativo nello startup della FIRE Fondazione Italiana per la Ricerca in Epatologia è responsabile del Centro Studi sulla Comunicazione Medico-Paziente di Extraordinary. È docente in corsi per medici sulla comunicazione efficace all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e Chirurgia, al Centro Nazionale Trapianti e in corsi di formazione per insegnanti con l’Assessorato alle Politiche Educative del Comune di Roma. Coach agli Stage del Tour Music Fest presso il C.E.T. Centro Europeo Toscolano di Mogol.
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2 risposte a Lezioni importanti che tornano.

  1. Barbara ha detto:

    Ciao Emanuela, grazie per questa tua testimonianza e per avere condiviso una parte di te molto intima. Leggendo, riflettevo in parallelo su me stessa e sulla mia altrettanta vulnerabilità ed emotività: due aspetti che – forse per convenzioni sociali, forse per paura – tendo a nascondere, negando loro la visibilità e l’essere vissuti. Invece vivendo questi aspetti così importanti del proprio essere, non si può che uscirne arricchiti senza alcun timore.
    Ho sempre pensato che tu fossi una persona intensa e straordinaria. E questa ne è una ulteriore prova.
    Grazie ancora e a presto!
    Barbara

  2. FEDERICA TAGLIATI ha detto:

    Non ti ho mai detto quanto ho pianto leggendo il tuo libro. Anche io sono finalmente scesa a patti con la mia vulnerabilità e con tutte le altre sfaccettature della mia personalità che per anni non ho accettato perchè non corrispondenti al mio ideale di (super)donna. Adesso riesco ad accettarmi molto più di prima anche se non ho ancora fatto tutto il percorso. Ma forse è bello anche questo, altrimenti il mio viaggio sarebbe già finito.
    Grazie dei tuoi pensieri. Ti abbraccio

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